Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio/1 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

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Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio 2 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

Tutto è connesso

Un battito d’ali di una farfalla in Brasile può generare una catena di eventi fino a scatenare un uragano in Texas. Questa metafora, che prende spunto da un racconto fantascientifico del 1952 di Ray Bradbury, è stata ripresa nel 1963 dal fisico Edward Lorenz, che ha posto le basi per la Teoria del Caos e lo studio dei sistemi complessi non lineari. 

Il merito di questa teoria, al di là delle varie implicazioni che ha generato in campo scientifico, filosofico e religioso, è di aver puntato i riflettori sul concetto di interconnessioni che esistono tra i vari sistemi e sulle relative difficoltà di effettuare previsioni. In un sistema lineare (fisico, chimico, biologico, economico), infatti, basta una minima variazione nel suo stato iniziale per provocare una variazione corrispondente nel suo stato finale. Un esempio? Colpendo leggermente più forte una palla da biliardo, questa andrà più lontano.
Qualcuno si sarà già chiesto cosa centri la Teoria del Caos in questa rubrica. Presto detto. Gli studiosi di economia ecologica hanno approfondito il pensiero di William Kapp, che già nei primi anni Cinquanta critica il meccanicismo della teoria economia neo-classica sostenendo l’esistenza di interazioni del sistema economico con vari sistemi: sociale, istituzionale e ambientale. Con il libro pubblicato nel 1950, The social cost of private enterprise, Kapp argomenta una critica radicale al mercato e all’idea di sistema “chiuso” utilizzato nel pensiero economico moderno. Il pensiero di Kapp, invece, si fonda sulla concezione del sistema economico come sistema aperto, privilegiando un approccio di “umanesimo razionale”. Le sue idee possono essere sintetizzate nell’elaborazione di tre concetti: l’interdipendenza dinamica dei sistemi, la causazione cumulativa e il costo sociale delle dinamiche di mercato.
Kapp concepisce il sistema economico come composto da processi circolari interdipendenti e dinamici che influenzano e sono influenzati dai processi del sistema ambientale. La complessità del reale non può ridursi al solo sistema economico. In altre parole, gli scambi di mercato, attraverso cui si manifestano principalmente le scelte individuali, possono ignorare effetti più estesi riconducibili al problema del bene pubblico.
Fra gli elementi stessi, interni a ogni sistema, esiste una dipendenza reciproca che comporta un processo di causazione cumulativa: la variazione di un elemento, sia “economico” che non, produce un cambiamento su un altro elemento che a sua volta, re-influenza il primo dando luogo a effetti positivi o negativi.
Kapp introduce, quindi, il concetto di costo sociale, composto da tutti gli effetti negativi che derivano dal sistema economico e si scaricano sul benessere sociale. Un esempio di costo sociale è il degrado ambientale come una conseguenza sistematica e non anomala del funzionamento del mercato.
Negli stessi anni dove dal punto di vista accademico si discuteva di questi concetti, Rachel Carson, una biologa marina, pubblicò nel 1962 La primavera silenziosa un libro di denuncia sugli effetti negativi dei pesticidi sull’ambiente e sulla salute umana. I primi movimenti ambientalisti iniziarono a organizzarsi.
La critica verso un modello di sviluppo che crea più costi che benefici inizia quindi ad avere più voci. Si cominciano a immaginare una serie di obiettivi “etici” da indicare per le policy. Si sostiene, in primo luogo, che lo sviluppo economico non deve minacciare il processo di ricostituzione delle risorse ambientali mettendo in pericolo la continuazione della vita umana e, in secondo luogo, che la sofferenza degli esseri umani deve essere minimizzata. Prende campo quindi l’idea, di un “utilitarismo inverso” basato non sulla massimizzazione del profitto, ma sulla soddisfazione delle basilari necessità umane.
Tali obiettivi possono essere realizzati soltanto attraverso l’individuazione di un sistema reale di valori condivisi che consenta una “progettazione dello sviluppo” consapevole realizzato attraverso un approccio transdisciplinare e una valutazione multidimensionale.
Possiamo cercare di immaginare che un battito d’ali possa produrre qualcosa di bello.

di Simone Falorni

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