Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio 2 giugno 2013 - SICREA S.r.l.
Democrazia ed ecologia: la vera sfida per un rinnovamento reale

L’attuale crisi del capitalismo impone a tutti un ripensamento, che porti a una nuova definizione del patto tra democrazia e capitalismo e che abbia il coraggio di rimettere in discussione premesse che fino a oggi sembravano troppo scontate. Accantonando le facili pulsioni conservatrici e gli impossibili ritorni al mondo che abbiamo perduto, è necessario pertanto ripensare un modello di economia aperta, consapevole del contesto ambientale, sociale e politico, che ci riporti al rapporto essenziale tra ecologia, giustizia sociale e democrazia, per citare due grandi economisti come Jean Paul Fitoussi e Amartya Sen.
L’obiettivo dell’economia ecologica è pertanto quella di concepire l’economia, la politica e l’ecologia come sistemi che si aprono gli uni agli altri e si determinano reciprocamente rappresentando non un vincolo, ma un fattore di innovazione e competitività, come dimostrato da alcune esperienze interessanti che stanno crescendo in questo campo anche a livello nazionale.
Presupposto fondamentale è che lo scambio tra economia e ambiente non sia univoco bensì a doppio senso: l’economia può essere messa in campo per servire l’ecologia, ma la questione ecologica è al centro del mondo economico. Ed entrambe non sono altro che sottoinsiemi della più grande questione della giustizia sociale, cioè della questione democratica. Lo sviluppo sostenibile è quindi uno sviluppo che risponde all’idea di giustizia nel presente, permettendo al contempo di rispondervi nel futuro. Il legame tra democrazia ed ecologia in questo senso è semplicemente essenziale.
La crisi alimentare ed energetica a livello mondiale ci ricorda il rapporto che deve esistere tra distribuzione dei mezzi di sussistenza e ripartizione del diritto di sussistere, cioè tra ecologia e democrazia. Lo sviluppo umano quindi non potrà essere sostenibile se non sarà democratico, se non assicurerà cioè a ognuno il diritto di sussistere. La decrescita delle ineguaglianze deve essere pertanto un tema essenziale dell’economia ecologica.
Investire in questa direzione equivale a rivedere gli aspetti ideologici e speculativi che stanno alla base delle nostre politiche, da quelle di quartiere a quelle internazionali. I presupposti per costruire le basi della politica internazionale degli anni futuri si potranno creare proprio dalla capacità di comprendere nel piccolo ogni dettaglio di questa nuova concezione della vita.
Su queste basi, la green economy è strettamente legata anche all'idea di una diversità dei modelli di capitalismo e, nel caso dell'Italia, alla radice territoriale e localistica del nostro apparato produttivo. Una green economy territoriale che si basi su alcuni fattori fondamentali: l’adattamento delle economie di piccola e media impresa alla compatibilità ambientale delle produzioni, promuovendo un’innovazione leggera dei processi produttivi e la propensione ad una migliore qualità localistica della vita; un fenomeno che riattiva e incanala sul mercato tradizioni locali, che organizza filiere produttive e nel medesimo tempo ha sbocchi di tipo partecipativi e democratici importanti. Infine, green economy anche come una nuova qualità del lavoro con pratiche di mutualismo che affrontino l'impatto della crisi del debito sulla vita quotidiana, la capacità di tutela e gestione partecipata dei beni comuni, delle reti, dello stesso credito, organizzandola a livello locale dentro le città e nei territori.
All’interno di tutto questo c’è una visione fondamentale che deve spingere in avanti la frontiera dell’innovazione e della discontinuità tecnologica, ad esempio sul piano della questione energetica. Punto centrale non è l'accentramento nelle mani dello stato-nazione, quanto la capacità dei poli d'eccellenza di fungere da promotori della green economy territoriale con un nuovo rapporto centro-periferia.
Un momento particolarmente significativo per l'impostazione condivisa a livello internazionale di una green economy è attesa dall'importante Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che avrà luogo a Rio de Janeiro, nel giugno prossimo.
Una sfida importante dunque, che elevando il proprio livello di esigenza democratica, potrebbe consentire di governare i processi e di padroneggiare il sistema dell’economia politica.
di Gianni Anselmi