Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio/1 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

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Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio 2 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

Neuroeconomia: riscoprendosi Homo Sapiens Sapiens

neuroeconomiadi Simone Falorni

Non è stato facile scegliere di quale novità scrivere. Il mondo della ricerca, al netto delle polemiche per la mancanza di fondi, è un mare immenso. Pescare qualcosa che abbia a che vedere con l’economia ecologica può essere complesso. Si può perdersi dentro le mille innovazioni sia scientifiche che tecnologiche in grado di offrire beni e servizi con meno energia e meno materia.
Di cosa parlare in questa primo numero della news letters del Quanto Basta?
Ho deciso di cambiare criterio di scelta. Ho iniziato a cercare studi e ricerche che affrontassero il problema del comportamento dell’uomo, quello che poi determina un’economia ecologica o meno.
Ho trovato di estremo interesse il lavoro che sta facendo il Cresa di Milano, il Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata. Qua si studia la neuroeconomia.
Che cos’è?
In estrema sintesi, un gruppo interdisciplinare di filosofi, psicologi, economisti, biologi e neuroscienziati si stanno interrogando su come l’uomo prende le proprie decisioni partendo dall’ipotesi che l’Homo sapiens sapiens non è solamente Homo oeconomicus guidato dalla razionalità utilitaristica, ma è anche Homo neurobiologicus fortemente empatico. Stanno “guardando dentro il cervello", per esaminare quali regioni cerebrali sono maggiormente coinvolte nella presa di decisione.
Come sostiene il direttore del Cresa, Matteo Motterlini, sul suo sito, le ricerche compiute negli ultimi anni sui processi decisionali ci dipingono più simili al timido e passionale Charlie Brown che a Mr. Spock l’anaffettivo e iper-razionale vulcaniano di Star Trek. E’ sempre più avvalorata la tesi, continua Mottrelini, che le nostre decisioni siano il prodotto di un’incessante negoziazione tra processi automatici e processi controllati, tra affetti e cognizione e dal gioco di sinapsi delle aree cerebrali corrispondenti.
Addio Smith? Un caro saluto all’Homo homini lupus?  Keynes aveva intuito qualcosa? Siamo o no l’animale più sociale che esista? Per adesso risposte certe non ce ne sono, ma il merito della neuroeconomia è quello di mettere in discussione la razionalità come unico criterio utilizzato nelle scelte. Questo nuova teoria economica e comportamentale apre uno squarcio nelle granitiche teorie neoclassiche fondate sull’idea di un uomo totalmente razionale orientato alla massimizzazione della propria utilità. La neuroeconomia ci dice che l’uomo ha anche una natura fondamentalmente empatica e propensa a costruire rapporti comunitari basati sul reciproco accudimento.
In realtà, la messa in discussione del paradigma della razionalità, ha visto i primi germogli negli anni ’50. Come scrive Luca Aterini su Greenreport alla fine degli anni '70, Kahneman e Tversky, svilupparono i presupposti sulla razionalità limitata già concettualizzati dal premio Nobel per l'economia Herbert Simon. Da allora la ricerca sul terreno della neuroeconomia è proseguita di gran carriera, portando evidenze su evidenze a conferma del ruolo fondamentale svolto dalle emozioni nei comportamenti irrazionali dei soggetti economici.
Solo oggi, aimè, di fronte a una crisi epocale, l’idea di un cambio di paradigma con alla base un’idea diversa della natura dell’uomo è di estrema attualità. Per questo la neuroeconomia è una news utilissima all’affermazione di un nuovo modello di sviluppo fondato sull’economia ecologica.
Riprendendo le parole di Motterlini intervistato da Greenreport, “la neuroeconomia non ha mostrato la fine delle teorie economiche neoclassiche, né si impone di raggiungere un traguardo di questa natura. I risultati ottenuti mostrano però come l'irrazionalità sia parte integrante del modus operandi con cui l'essere umano prende le proprie decisioni, anche in campo economico. Un'irrazionalità tuttavia prevedibile, volendo, che quindi può e deve essere debitamente considerata nella costruzione di modelli teorici comportamentali, che risultano così più calati nel mondo reale di quanto lo siano quelli tipici dell'economia neoclassica.”
Sembra quindi che la neuroeconomia non voglia gettare le basi per un nuovo paradigma semplicemente spazzando via il vecchio. Offre solamente una nuova chiave di lettura al comportamento umano come risultato di una commistione inestricabile di emozioni, intuito e ragione. Si tratta semplicemente di riscoprirsi Homo Sapiens Sapiens.

di Simone Falorni

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