Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio/1 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

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Quanto Basta - Festival dell'economia ecologica - Livorno 30 maggio 2 giugno 2013 - SICREA S.r.l.

Bisogni, desideri e limiti

Albero e segadi Simone Falorni

Continuando nel farsi domande sui comportamenti del genere umano, e cercando risposte nella scienza, siamo imbattuti in un interessante lavoro di Cristiano Viglietti, antropologo dell’Università di Siena che sarà presente al Festival dell’Economia Ecologica – Quanto Basta venerdì 8 giugno.
Viglietti imposta il suo studio partendo da una domanda “i bisogni dell’uomo hanno un limite?”.
Per cercare una risposta, il ricercatore analizza lo stile di vita dell’Urbe arcaica dell’antica Roma, facendo un parallelo con quello di oggi. Le sue sono state pubblicate nel libro “Il limite del bisogno. Antropologia economica di Roma arcaica” edito da Il Mulino.
Pensando all’antica Roma, così su due piedi, possono venire in mente molte cose, ma certamente non uno stile di vita che si possa quantomeno avvicinare all’idea dell’economia ecologica. Dai libri studiati alle scuole medie, i romani di duemila anni fa, sono quelli che hanno conquistato mezzo mondo, sottomesso popolazioni, fatto sbranare i cristiani senza limitarsi minimamente nella loro sete di ricchezze. I romani erano quelli che mangiavano talmente tanto ai banchetti da vomitare volontariamente per non smettere di cibarsi.
Cosa abbiamo da imparare da questi signori?
Il lavoro di Viglietti è sorprendente. Lui non studia la Roma che ci hanno insegnato, ma quella arcaica, forse non abbastanza “gloriosa” da essere conosciuta. Invece, forse, è proprio questa Roma che dovrebbe essere raccontata ai bambini. Questa parte della storia socioeconomica della Roma arcaica è sempre stata trascurata dagli studiosi in quanto considerata rozza, primitiva, non ancora evoluta.
Viglietti, invece, evidenzia che l’organizzazione sociale ed economica della Roma arcaica, ci offre non solo uno spaccato di vita autentico, ma può costituire una importante fonte di ispirazione per analizzare con nuovi occhi le dinamiche odierne.
La considerazione più significativa a cui giunge Viglietti è che la persuasione secondo cui gli uomini tenderebbero "naturalmente" all'accumulazione della ricchezza e alla soddisfazione dei desideri, è falsa. Soprattutto è falso quel “naturalmente”. I bisogni e i desideri delle persone dipendono dalla cultura in cui vivono.
Il sistema socioeconomico della Roma arcaica era strutturato a partire dal modo in cui i cittadini pensavano i loro bisogni e il loro rapporto con le risorse. Le forme di produzione non erano solo determinate dal tipo di strumenti a disposizione, dalle sementi in uso o dalle opportunità di rapporti commerciali, ma anche dall’etica pubblica. Era parte intrinseca del modo di vivere il concetto di paupertas, che non significa “povertà” in senso stretto. La paupertas indicava, infatti, la condizione di chi "può produrre poco". Soprattutto è pauper non chi è povero, ma chi stabilisce un rapporto corretto nei confronti dei beni materiali, chi riconosce che i bisogni debbono essere limitati e evita di cadere nella lussuria. La paupertas non viene dunque considerata condizione disgraziata; al contrario essa produce addirittura “onore”, contribuendo al prestigio di un individuo. Ed ecco la conseguenza più rilevante. Il comportamento del tipico contadino romano che è (onorevolmente) pauper, oltre che onorevolmente contadino, non è ispirato alla ricerca di una prosperità crescente, come accade nel mondo di oggi, ma alla ottimizzazione di risorse limitate: quel modello economico che i Romani definivano parsimonia, un'attitudine non solo morale, ma anche pratica, che porta alla limitazione dei consumi. Lo studio di Viglietti ci mette di fronte a un modo di pensare i bisogni e il loro soddisfacimento che è lontanissimo dal nostro, ma proprio per questo è capace di farci riflettere sul presente.
Ci fa immaginare un mondo dove la cultura della consapevolezza riesce a “premiare” socialmente le persone che scelgono di vivere in armonia con le risorse del pianeta. Persone che hanno comunque bisogni, desideri e sogni, ma che sanno darsi un limiti.

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